venerdì 16 marzo 2018
Killex e Rosenbringer scendono dal furgone fermo a due vicoli di distanza dal Blue Wrapped Bar, lasciando Dur a controllare la situazione: il vicolo e la posizione del parcheggio sono stati accuratamente scelti in modo da garantire una fuga rapida in caso di necessità. Nonostante le insistenze dei colleghi, il dottore non ha voluto rinunciare al suo completo grigio tre pezzi ed ai suoi mocassini scamosciati che subito si inzaccherano nella polvere fangosa della strada.
“Almeno lasci parlare me, dottore” sbuffa Mark, quando raggiungono l'ingresso del condominio in cui vive Malone, nel cui androne ciondolano due ragazzi. Uno, all'apparenza completamente ubriaco, continua a mormorare tra sé e sé guardandosi le scarpe; l'altro si stacca dal muro e si rivolge con cerimoniosa ironia a Rosenbringer:
“Me lo regali un quartino, signore?”
Killex si fruga in tasca e gli caccia in mano una banconota da cinque eurodollari, poi lui e il dottore cominciano a salire le scale di cemento: l'ascensore, naturalmente, è “OUT OF ORDER” e sulla porta vetrata della vecchia cabina qualcuno ha incollato del nastro segnaletico a strisce gialle e nere.
Il Blue Wrapped Bar è caldo, fumoso ed avvolto nella penombra variopinta delle vecchie e tremolanti lampade a led sul soffitto. Il barista giovane poggia due boccali di peltro pieni di birra davanti a Fisk e Penny: da sotto una manica arrotolata della camicia bianca, appena sopra il gomito, sporge un “3” tatuato in arancione e nero. Il barman osserva per un poco i due clienti, poi si sporge verso il solitario e, parlando forte per coprire la musica, chiede:
“Siete nuovi da queste parti, eh?”
“Beh, sì. Mi hanno detto che è un quartiere tranquillo…”
Nel frattempo un motociclista, con la camicia sbottonata ed una pesante catena d'oro sul petto villoso e coperto di cicatrici, si avvicina a Penny con un sorriso sfacciato e chiede:
“Tesoro, che ne dici di provare qualcosa di meglio?”
Lei sbatte le palpebre e replica:
“In effetti la birra non mi piace molto, cosa proponi?”
Lui ride, afferra Penny per la vita e la fa scendere dallo sgabello, tirandosela addosso.
“Scusa un momento” dice Fisk al barista e, voltandosi, ringhia “Ehi! L'ho presa perché è sexy, non perché è sveglia!”
“Eddai, non ti dispiace se le faccio fare un giro, vero?”
Il solitario si alza ed incombe sul motociclista, sgranchendosi le spalle
“Sì, mi dispiace. Levati dai coglioni”
L'uomo lascia andare Penny, indietreggia di un paio di passi e butta lì:
“Uno chiede, che diavolo! Goditi la tua birra, amico”
Mentre il motociclista si allontana, Fisk aiuta la ragazza a risalire sullo sgabello e le sussurra:
“Sto andando bene, miss Penny?”
Lei gli appoggia una mano sulla spalla e bisbiglia:
“Tranquillo, vai benissimo: ricordati la copertura! Comunque” esclama, dandogli uno schiaffetto “Questo è per avermi dato della stupida!”
Il barista ha osservato la scena con un sorriso distaccato, riponendo dei boccali puliti su una mensola sotto il bancone. Fisk butta giù un sorso di birra e cerca di riprendere il filo della conversazione:
“Dicevo, sto cercando un posto tranquillo…”
“In effetti ti hanno consigliato bene. Stai cercando casa?”
Il solitario annuisce:
“Sai com'è, la signorina ci tiene”
Il barista scribacchia qualcosa su foglietto di plasticarta
“Contatta questo tizio: probabilmente ha qualcosa per voi, ma dovrete pagare in contanti”
“Abbiamo contanti, ciccino?” si intromette Penny preoccupata, mettendo una mano sul braccio metallico di Fisk
“Ti ho detto di non chiamarmi ciccino davanti agli estranei… Ti prego, piccola, adesso lascia parlare gli uomini”.
Il pianerottolo del quindicesimo piano è buio, ed ha un odore composito di polvere e cibo rancido. Dal piano inferiore proviene il sonoro di un incontro di boxe, e si sentono urlare incitazioni ai contendenti. Killex accende una torcia e controlla attentamente lungo le pareti, per cercare telecamere o sensori, ma non sembrano esserci sistemi di sicurezza. Rosenbringer intanto valuta la porta dell'appartamento di Malone: è blindata, ma le serrature non sembrano particolarmente complicate da forzare. Non c'è campanello.
“Forse dovremmo provare a bussare” butta lì Mark, picchiando con le nocche sulla porta “Del resto siamo qui per parlare…”
Passano i minuti, ma nessuno risponde e dall'interno dell'appartamento non proviene alcun suono, così Rosenbringer prende i suoi arnesi da scasso e, alla luce della torcia, comincia a lavorarci sopra. Quando anche il secondo chiavistello cede con un leggero scatto, Killex consegna la torcia al dottore mormorando:
“Lei stia dietro di me”
Il solitario attiva il sensore termografico dei suoi occhi sintetici: lungo gli stipiti non sembrano esserci sensori né cavi tesi, così apre lentamente la porta con una spalla, tenendo la pistola in una mano e la torcia sotto la canna dell'arma, nell'altra mano. Dallo spiraglio si vede un corridoio tappezzato di moquette blu, relativamente pulita, che si perde nel buio: si distinguono la sagoma di un tavolino e di un attaccapanni a muro, un sentore di marijuana pervade l'ambiente. Mark apre la porta con una spallata e si sporge nel corridoio, la pistola in pugno: si sente un leggero click provenire dall'alto, ed un liquido incolore si rovescia su di lui. Istintivamente il solitario fa un salto in avanti, ma l'acido ha già cominciato a corrodere la schiena della giacca, ed alcune gocce gli bruciano sul viso e sulla nuca.
“Acido nitrico” commenta Rosenbringer “Killex, si levi quei vestiti e metta immediatamente la testa sotto l'acqua corrente!”
Il solitario si libera rapidamente della giacca e si lancia nel corridoio, aprendo tutte le porte, fino a trovare un bagno piastrellato con orribili mattonelle a losanghe beige: apre il getto della doccia e ci caccia sotto la testa. L'acqua esce con borbottanti spruzzi color ruggine, ma il bruciore comincia a placarsi. Il dottore intanto chiude la porta d'ingresso ed accende le luci dell'appartamento, poi entra nel bagno e controlla le condizioni di Killex: in qualche punto la pelle arrossata sta cominciando a sfaldarsi, ma le ustioni non sono molto estese e non sembrano essere profonde.
“Continui a sciacquarsi”.
Fisk sta confabulando amichevolmente con il barista più anziano, l'uomo tarchiato con la barba nera, che dice di chiamarsi Spike e si dimostra piuttosto solerte nel dare al solitario informazioni riguardo al quartiere: qui si trovano i migliori meccanici, spacciatori e mercanti di armi. Fisk, fingendosi interessato, ha ordinato una seconda birra e delle patatine al formaggio che sembrano essere la specialità del locale. Penny, che non ama la birra e non distingue un motore a due cilindri da uno da quattro, si guarda intorno annoiata. La musica non è decisamente il suo genere e sa di non dover dare troppo nell'occhio, quindi si limita a giocherellare con una ciocca di capelli, rispondendo di tanto in tanto alle occhiate, viscide o strafottenti che le lanciano i clienti ubriachi. Improvvisamente vede la porta del bar aprirsi ed un uomo, con una tuta da motociclista in pelle ed un casco aerografato sotto braccio, attraversare il locale fino al bancone. Il nuovo arrivato si limita a scambiare un cenno del capo con il barista più giovane, poi si gira ed esce senza degnare nessuno di uno sguardo. Penny non è sicura di quello che ha appena visto, ma, pensa, la prudenza non è mai troppa. Digita rapidamente un messaggio a Mark: “Fate in fretta. È probabile che i G13 sappiano della vostra presenza”.
Rosenbringer fa un cauto giro del piccolo appartamento: nota subito che, sotto tutte le finestre che danno sull'esterno sono state posizionate delle fioriere riempite di terra, su cui sono conficcate lunghe schegge di vetro e paletti acuminati, mentre lungo i muri perimetrali corrono, tra tondini di metallo, cavi di rame attaccati alle prese elettriche. Le porte lungo il corridoio si rivelano essere, oltre al bagno, due stanze da letto, mentre in fondo si apre un soggiorno-cucina. I mobili sono abbastanza nuovi e tutto è relativamente pulito. Il dottore comincia a controllare la stanza, aprendo stipiti e cassetti: trova numerose confezioni di cibo in scatola e, nel frigorifero, delle bottiglie di birra con l'etichetta dorata. Sul bancone della cucina c'è una cassetta di metallo con i bordi rinforzati: è sporca di sangue secco e sul lato c'è un logo che rappresenta un cristallo rosso. Killex, che ha ricevuto il messaggio di Penny, raggiunge il dottore e, i capelli che gli gocciolano sulla fronte e la maglietta umida, prova cautamente ad aprire la cassa. All'interno ci sono sei scomparti occupati da cinque cilindri di vetro con il coperchio di metallo: i cilindri sono pieni di un liquido verde e viscoso. I due uomini si guardano perplessi, poi Rosenbringer ne tira fuori uno e lo osserva pensoso. Killex, temendo che il liquido verde sia esplosivo, non lo perde d'occhio: nota così che sul coperchio del contenitore è serigrafata la siglia “E.B.L.”.
“Dottore, ha idea di cosa sia?”
“Assolutamente no. Forse potremmo prenderne un campione”
“Va bene, ma adesso lo rimetta giù. Con molta delicatezza”
Accanto ad un grande divano angolare nuovo, stanno una scrivania vuota ed una mensola con incorniciate delle vecchie fotografie. Il solitario si ferma un attimo a guardarle: alcune sono immagini del quartiere – artistiche si direbbe -, ma c'è qualcosa di più interessante. In una cornice ci sono due giovani in tenuta militare invernale che imbracciano grossi fucili da caccia in mezzo ad un paesaggio desolatamente innevato; in un'altra, un neonato è amorevolmente posato sul petto di una giovane donna che sorride all'obiettivo con occhi tristi. C'è poi la fotografia, probabilmente vecchia di una quindicina d'anni, di un gruppo di ragazzi in sella alle loro motociclette elaborate, ferme nel parcheggio del Blue Wrapped Bar. L'ultima immagine ritrae un giovane Andrew Malone – il viso ancora liscio ed i capelli disordinati - con il braccio intorno alle spalle di un coetaneo con i capelli e gli occhi chiari. Entrambi hanno magliette senza maniche che lasciano vedere, sulle braccia sgraziate ma muscolose da adolescenti, un tatuaggio dei Ghost Thirteen. Killex fissa il ragazzo biondo: ha pensato talmente tanto a lui negli ultimi mesi, e l'ha odiato talmente tanto, che lo riconoscerebbe anche all'inferno.
3 commenti:
Colpone di scena il biondo non sarà mica lo spasimante di Penny? Il rivale di Killex. Quando si dice a letto col nemico!
In ogni caso come sempre bellissimi i dialoghi!
me lo sentivo me lo sentivo me lo sentivo XD
"Tu che ci fai qui?"
"Sto cercando casa. Dimmi, i frigoriferi li imballano ancora negli scatoloni?"
"Sì, ma i loro affitti sono alle stelle"
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